Negli ultimi mesi il tema dell’accessibilità web è tornato con forza al centro dell’attenzione, soprattutto per chi gestisce un e-commerce.
Non si tratta più solo di “buone pratiche” o di attenzione verso l’utente, ma di requisiti sempre più stringenti, destinati a diventare centrali nei prossimi anni.
Il problema è che molti e-commerce oggi funzionano bene a livello tecnico e hanno un design curato, ma non sono realmente accessibili. Spesso chi li gestisce non se ne rende nemmeno conto.
Chi deve rispettare gli obblighi di accessibilità
Indice dei contenuti
ToggleIl quadro normativo non è roba da addetti ai lavori: ci sono criteri concreti per capire chi è coinvolto.
L’obbligo di accessibilità riguarda in particolare le aziende con più di 10 dipendenti o con oltre 2 milioni di euro di fatturato annuo che offrono servizi B2C, come e-commerce, banche, telecomunicazioni, media o trasporti. Questo significa che una piccola ditta con 3 persone che vende magliette online potrebbe non essere obbligata per fatturato/dipendenti, ma la cosa cambia se opera su mercati più grandi o offre servizi “essenziali”.
In più, va chiarito subito che le regole Europee non guardano la bandiera sulla carta intestata. Standard come la EN 301 549 e l’European Accessibility Act si applicano a chiunque offra servizi nel mercato dell’Unione Europea, indipendentemente dal paese in cui l’azienda ha sede. In pratica: se il tuo sito vende a clienti UE, vale.
Chi beneficia dell’accessibilità digitale
Non è un vantaggio solo per le persone con disabilità gravi. Beneficiano di un sito accessibile:
persone con disabilità permanenti (motorie, visive, uditive, cognitive),
persone con disabilità temporanee (un braccio ingessato, occhio fasciato),
persone in situazioni particolari (luminosità estrema dello schermo, rumore, mancanza di cuffie),
chiunque voglia interagire con i tuoi contenuti senza frustrazione.
In soldoni: accessibilità non è una roba da nicchia. È comunicazione chiara che migliora l’esperienza per tutti.
Diventerà obbligatorio per tutti gli e-commerce?
Sì, la direzione è questa.
Ad oggi l’European Accessibility Act e la norma EN 301 549 colpiscono in modo diretto alcune categorie di aziende (soprattutto B2C sopra certe soglie), ma l’obiettivo dichiarato dell’UE è estendere l’obbligo a tutto il commercio digitale.
Cosa significa davvero “accessibilità web”
Un sito accessibile è un sito che può essere utilizzato da chiunque, indipendentemente da eventuali disabilità visive, motorie o cognitive, o dall’uso di tecnologie assistive come screen reader e tastiere alternative.
In pratica, significa che i contenuti devono essere leggibili, la navigazione chiara e le funzionalità principali utilizzabili senza ostacoli.
Questo vale per ogni sito web, ma diventa ancora più importante quando si parla di e-commerce, dove l’utente deve cercare prodotti, leggere informazioni, compilare form e completare un acquisto.
Perché negli e-commerce il problema è più serio
Negli e-commerce l’accessibilità non riguarda solo la homepage. Coinvolge l’intero percorso dell’utente: dalle schede prodotto ai filtri di ricerca, dal carrello al checkout, fino ai form di pagamento.
Nella pratica, molte criticità che incontriamo riguardano testi poco leggibili, immagini senza descrizioni alternative, pulsanti che non vengono interpretati correttamente dagli screen reader o form difficili da compilare senza l’uso del mouse.
Il risultato è che una parte degli utenti viene esclusa, anche se il sito “sembra funzionare”.
Perché oggi non è più un tema rimandabile
Negli ultimi anni l’Unione Europea ha rafforzato il quadro giuridico sull’accessibilità digitale, trasformando progressivamente un principio di inclusione in un obbligo legale concreto.
La Direttiva UE 2016/2102, nota come Web Accessibility Directive, ha imposto già dal 2018 requisiti di accessibilità per i siti e le applicazioni delle pubbliche amministrazioni e delle entità pubbliche di interesse, con l’obiettivo di garantire che i contenuti online siano fruibili da tutti gli utenti indipendentemente dalle loro capacità.
A questo si è affiancata la Direttiva (UE) 2019/882, conosciuta come European Accessibility Act (EAA), recepita in Italia con il Decreto Legislativo n. 82/2022. Con l’entrata in vigore a partire dal 28 giugno 2025, l’EAA estende l’obbligo di accessibilità anche a una vasta gamma di soggetti privati, inclusi gli e-commerce, le piattaforme digitali e i servizi online offerti alle imprese e ai consumatori.
Queste normative non si limitano a semplici raccomandazioni. Richiedono che i siti web rispettino i requisiti tecnici delle Web Content Accessibility Guidelines (WCAG) 2.2 a livello AA, standard internazionali ampiamente riconosciuti come riferimento per contenuti inclusivi e fruibili per utenti con disabilità.
Il mancato adeguamento può comportare responsabilità amministrative e, in alcuni casi, sanzioni, oltre a danneggiare reputazione e opportunità di mercato.
Da dove partire, concretamente
Il primo passo non è rifare il sito, ma capire qual è la situazione reale.
Una verifica mirata permette di individuare le criticità effettive, distinguere ciò che è davvero necessario da ciò che è superfluo e pianificare eventuali interventi in modo consapevole.
Solo dopo questa fase ha senso parlare di adeguamenti tecnici o miglioramenti strutturali.
Conclusione
Se gestisci un e-commerce, l’accessibilità web non è più un argomento teorico o rimandabile. È un aspetto concreto che riguarda l’esperienza degli utenti, la qualità del sito e la sua sostenibilità nel tempo.
In Datacom affianchiamo le aziende proprio in questa fase: analisi, valutazione e indicazioni pratiche, senza interventi inutili o soluzioni standardizzate.
Se vuoi capire se il tuo e-commerce è davvero accessibile o se presenta criticità, una prima verifica è il modo migliore per fare chiarezza.
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