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Aggiornare Privacy Policy e Cookie: cosa rischia oggi il tuo sito web

Se sul tuo sito stai ancora usando testi di privacy scritti una vita fa (tipo 2011), allora c’è un problema serio. Quelli non vanno più bene: le regole sono cambiate, le aspettative degli utenti sono cambiate, e soprattutto la legge ti chiede trasparenza vera e consenso efficace prima di tracciare o raccogliere dati.

Cos’è davvero una Privacy Policy oggi

Una Privacy Policy non è più una formalità di qualche paragrafo messo lì per “coprire il sito”. È un documento legale che spiega con chiarezza:

  • chi è il titolare del trattamento

  • quali dati personali raccogli

  • perché li raccogli

  • come li usi

  • chi può accedervi (anche terze parti)

  • come li proteggi

  • quali sono i diritti dell’utente (accesso, cancellazione, revoca consenso ecc.)
    Se uno di questi punti manca, non è privacy “di serie A” ma un rischio legale.

Cookie: cosa dice la legge (per davvero)

Se usi cookie o tecnologie di tracciamento, non basta scriverli da qualche parte. La Direttiva ePrivacy e il GDPR richiedono che:

  • gli utenti sappiano cosa installi nel loro browser

  • diano consenso libero, specifico, informato e inequivocabile prima che tu installi cookie non tecnici

  • banner e cookie policy non siano solo belli da vedere, ma funzionino realmente
    I cookie tecnici necessari al funzionamento del sito sono un conto, quelli di profilazione o di terze parti (analytics, tracking pubblicitario ecc.) sono un altro: lì serve consenso attivo prima di caricarli.

Perché i testi vecchi non bastano più

I modelli di privacy di 10 anni fa:

  • non citano il GDPR

  • non spiegano il consenso ai cookie

  • non distinguono tra cookie tecnici e di profilazione

  • non descrivono come chiedi il consenso né come lo registri
    Risultato? Non sei solo tecnicamente fuori norma, puoi essere legalmente responsabile. E no, “era un testo standard” non ti salva.

La differenza tra Privacy Policy e Cookie Policy (e perché servono entrambe)

Molti ancora confondono i due documenti:

  • La Privacy Policy descrive tutto il trattamento dei dati personali (moduli, newsletter, CRM, contatti ecc.).

  • La Cookie Policy spiega come e perché usi i cookie, quali cookie ci sono e come gli utenti possono gestirli.
    Entrambi sono obbligatori se tratti dati o installi cookie di profilazione.

Cosa devi fare

  • Aggiorna la Privacy Policy includendo:

    • finalità dettagliate del trattamento

    • base giuridica del trattamento

    • diritti dell’interessato

    • terze parti coinvolte

    • misure di sicurezza adottate
      (non basta un paragrafo generico)

  • Rendi il consenso ai cookie reale:

    • banner con opzioni chiare

    • blocco preventivo dei cookie non tecnici

    • possibilità di modificare o revocare il consenso
      (non un semplice “ok chiudi”)

  • Assicurati che i documenti siano accessibili da tutte le pagine del sito, idealmente dal footer o da link evidenti.

Conclusione

La privacy e il consenso ai cookie non sono optional da spuntare quando c’è tempo. Sono obblighi concreti, richiesti dalla legge e verificabili da chiunque visiti il tuo sito. Una policy di 10 anni fa non ti protegge più. Assicurati che sia aggiornata, trasparente e soprattutto conforme alle regole moderne di GDPR + Cookie Law.

E se non sai se la Privacy Policy e la gestione dei cookie del tuo sito sono davvero a norma, una verifica è il modo più semplice per fare chiarezza ed evitare problemi inutili.

👉 Puoi contattarci per un controllo senza impegno.

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Datacom: siti web e marketing fatti bene. Anche quando si parla di privacy.

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      accessibilit

      Accessibilità web: cosa cambia per gli e-commerce e perché non è più rimandabile

      Negli ultimi mesi il tema dell’accessibilità web è tornato con forza al centro dell’attenzione, soprattutto per chi gestisce un e-commerce.

      Non si tratta più solo di “buone pratiche” o di attenzione verso l’utente, ma di requisiti sempre più stringenti, destinati a diventare centrali nei prossimi anni.

      Il problema è che molti e-commerce oggi funzionano bene a livello tecnico e hanno un design curato, ma non sono realmente accessibili. Spesso chi li gestisce non se ne rende nemmeno conto.

      Chi deve rispettare gli obblighi di accessibilità

      Il quadro normativo non è roba da addetti ai lavori: ci sono criteri concreti per capire chi è coinvolto.

      L’obbligo di accessibilità riguarda in particolare le aziende con più di 10 dipendenti o con oltre 2 milioni di euro di fatturato annuo che offrono servizi B2C, come e-commerce, banche, telecomunicazioni, media o trasporti. Questo significa che una piccola ditta con 3 persone che vende magliette online potrebbe non essere obbligata per fatturato/dipendenti, ma la cosa cambia se opera su mercati più grandi o offre servizi “essenziali”. 

      In più, va chiarito subito che le regole Europee non guardano la bandiera sulla carta intestata. Standard come la EN 301 549 e l’European Accessibility Act si applicano a chiunque offra servizi nel mercato dell’Unione Europea, indipendentemente dal paese in cui l’azienda ha sede. In pratica: se il tuo sito vende a clienti UE, vale.

      Chi beneficia dell’accessibilità digitale

      Non è un vantaggio solo per le persone con disabilità gravi. Beneficiano di un sito accessibile:

      • persone con disabilità permanenti (motorie, visive, uditive, cognitive),

      • persone con disabilità temporanee (un braccio ingessato, occhio fasciato),

      • persone in situazioni particolari (luminosità estrema dello schermo, rumore, mancanza di cuffie),

      • chiunque voglia interagire con i tuoi contenuti senza frustrazione.

      In soldoni: accessibilità non è una roba da nicchia. È comunicazione chiara che migliora l’esperienza per tutti.

      Diventerà obbligatorio per tutti gli e-commerce?

      Sì, la direzione è questa.
      Ad oggi l’European Accessibility Act e la norma EN 301 549 colpiscono in modo diretto alcune categorie di aziende (soprattutto B2C sopra certe soglie), ma l’obiettivo dichiarato dell’UE è estendere l’obbligo a tutto il commercio digitale.

      Cosa significa davvero “accessibilità web”

      Un sito accessibile è un sito che può essere utilizzato da chiunque, indipendentemente da eventuali disabilità visive, motorie o cognitive, o dall’uso di tecnologie assistive come screen reader e tastiere alternative.

      In pratica, significa che i contenuti devono essere leggibili, la navigazione chiara e le funzionalità principali utilizzabili senza ostacoli.
      Questo vale per ogni sito web, ma diventa ancora più importante quando si parla di e-commerce, dove l’utente deve cercare prodotti, leggere informazioni, compilare form e completare un acquisto.

      Perché negli e-commerce il problema è più serio

      Negli e-commerce l’accessibilità non riguarda solo la homepage. Coinvolge l’intero percorso dell’utente: dalle schede prodotto ai filtri di ricerca, dal carrello al checkout, fino ai form di pagamento.

      Nella pratica, molte criticità che incontriamo riguardano testi poco leggibili, immagini senza descrizioni alternative, pulsanti che non vengono interpretati correttamente dagli screen reader o form difficili da compilare senza l’uso del mouse.
      Il risultato è che una parte degli utenti viene esclusa, anche se il sito “sembra funzionare”.

      Perché oggi non è più un tema rimandabile

      Negli ultimi anni l’Unione Europea ha rafforzato il quadro giuridico sull’accessibilità digitale, trasformando progressivamente un principio di inclusione in un obbligo legale concreto.
      La Direttiva UE 2016/2102, nota come Web Accessibility Directive, ha imposto già dal 2018 requisiti di accessibilità per i siti e le applicazioni delle pubbliche amministrazioni e delle entità pubbliche di interesse, con l’obiettivo di garantire che i contenuti online siano fruibili da tutti gli utenti indipendentemente dalle loro capacità.

      A questo si è affiancata la Direttiva (UE) 2019/882, conosciuta come European Accessibility Act (EAA), recepita in Italia con il Decreto Legislativo n. 82/2022. Con l’entrata in vigore a partire dal 28 giugno 2025, l’EAA estende l’obbligo di accessibilità anche a una vasta gamma di soggetti privati, inclusi gli e-commerce, le piattaforme digitali e i servizi online offerti alle imprese e ai consumatori.

      Queste normative non si limitano a semplici raccomandazioni. Richiedono che i siti web rispettino i requisiti tecnici delle Web Content Accessibility Guidelines (WCAG) 2.2 a livello AA, standard internazionali ampiamente riconosciuti come riferimento per contenuti inclusivi e fruibili per utenti con disabilità.
      Il mancato adeguamento può comportare responsabilità amministrative e, in alcuni casi, sanzioni, oltre a danneggiare reputazione e opportunità di mercato.

      Da dove partire, concretamente

      Il primo passo non è rifare il sito, ma capire qual è la situazione reale.
      Una verifica mirata permette di individuare le criticità effettive, distinguere ciò che è davvero necessario da ciò che è superfluo e pianificare eventuali interventi in modo consapevole.

      Solo dopo questa fase ha senso parlare di adeguamenti tecnici o miglioramenti strutturali.

      Conclusione

      Se gestisci un e-commerce, l’accessibilità web non è più un argomento teorico o rimandabile. È un aspetto concreto che riguarda l’esperienza degli utenti, la qualità del sito e la sua sostenibilità nel tempo.

      In Datacom affianchiamo le aziende proprio in questa fase: analisi, valutazione e indicazioni pratiche, senza interventi inutili o soluzioni standardizzate.

      Se vuoi capire se il tuo e-commerce è davvero accessibile o se presenta criticità, una prima verifica è il modo migliore per fare chiarezza.

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          mobilefirst

          Mobile First: perché è fondamentale per il tuo sito web

          Il mobile non è più un’opzione, è il punto di partenza

          Oggi gli utenti interagiscono con i brand principalmente dai loro dispositivi mobili. Nel 2024, le vendite globali di e-commerce da mobile hanno raggiunto 2,07 trilioni di dollari, circa il 57% del totale delle vendite online.

          Entro il 2027 si prevede un aumento a 3,35 trilioni di dollari, pari al 63% delle vendite e-commerce complessive.

          Non basta più avere un sito desktop perfetto: il futuro del business passa dal mobile. Se il tuo sito non è ottimizzato per smartphone e tablet, stai lasciando denaro sul tavolo e rischi di perdere clienti già nei primi secondi di navigazione.

          Cos’è il Mobile First?

          Il Mobile First è un approccio progettuale che inverte la logica tradizionale: invece di partire dalla versione desktop e adattarla ai dispositivi mobili, si inizia proprio dal piccolo schermo dello smartphone.

          L’esperienza utente si costruisce da lì, per poi espanderla su tablet e desktop.

          Questo metodo garantisce che il sito sia intuitivo, veloce e funzionale anche sui dispositivi più usati dai tuoi clienti.

          Smetti di perdere utenti nei primi 3 secondi

          Ogni secondo conta. Se il tuo sito mobile si carica lentamente o è complicato da navigare, gli utenti se ne vanno. La ricerca mostra che la soglia di pazienza media degli utenti è di circa 8 secondi. Google raccomanda tempi di caricamento inferiori ai 3 secondi per garantire un’esperienza fluida e una migliore scansione del sito.

          L’impatto sui risultati è concreto: con l’aumento del tempo di caricamento da 1 a 3 secondi, la probabilità che un utente abbandoni il sito cresce del 32%.

          Un design mobile-first – con caricamenti rapidi, pulsanti touch-friendly e navigazione semplice – riduce i rimbalzi, aumenta l’engagement e migliora le conversioni. È un investimento che si ripaga immediatamente in termini di utenti soddisfatti e clienti acquisiti.

          Esempi di siti web con un design mobile-first efficace

          Guardare chi lo fa bene aiuta a capire il potenziale del mobile-first:

          ASOS: navigazione intuitiva, pulsanti chiari e interattivi, ottimizzazione per acquisti rapidi da smartphone.

          Spotify: contenuti multimediali interattivi e ottimizzati per mobile, con playlist e tutorial facilmente fruibili su ogni dispositivo.

          Pinterest: layout altamente visuale e intuitivo, che permette agli utenti di esplorare immagini e idee senza perdere funzionalità anche su schermi piccoli.

           Nike: esperienza di shopping e storytelling ottimizzata per smartphone, con layout dinamico e navigazione fluida.

          Questi esempi dimostrano come un approccio mobile-first ben progettato possa fare la differenza: maggiore usabilità, più tempo sul sito, engagement più alto e conversioni più efficaci.

          User First: quando il focus è davvero sull’utente

          Mobile-first non basta più: serve un approccio User First, che metta l’esperienza dell’utente al centro, su ogni dispositivo.

          Varietà di dispositivi

          L’User First non si limita agli smartphone: ogni interazione, dal desktop alla smart TV, deve essere coerente e funzionale. Gli utenti vogliono poter passare da un device all’altro senza perdere informazioni, contenuti o funzionalità. Un sito progettato con questo approccio garantisce continuità e soddisfazione, aumentando le probabilità di conversione e fidelizzazione.

          Soddisfare le esigenze dell’utente

          Mettere l’utente al centro significa capire chi è, cosa cerca e come vuole interagire con il tuo sito. Ricerche approfondite, test continui e osservazione dei comportamenti reali permettono di creare un’esperienza su misura, chiara, semplice e coinvolgente.

          Accessibilità per tutti

          Un design User First include anche l’accessibilità: testi alternativi, contrasto adeguato, navigazione da tastiera e compatibilità con screen reader. Non si tratta solo di etica e inclusività: in molti Paesi è anche un requisito legale. Migliorare l’accessibilità significa offrire un’esperienza migliore a tutti e ridurre il rischio di esclusione digitale.

          Flessibilità e adattabilità

          L’approccio Mobile First può portare a soluzioni troppo semplificate. L’User First, invece, permette di arricchire l’esperienza su dispositivi più grandi senza sacrificare quella mobile. Mappe interattive, video, slideshow e funzionalità avanzate convivono con layout ottimizzati per smartphone, offrendo un’esperienza completa e coerente.

          I vantaggi principali

          • Esperienza continua: gli utenti possono passare da un device all’altro senza interruzioni.
          • Personalizzazione migliorata: contenuti e funzionalità si adattano alle preferenze e ai comportamenti degli utenti.
          • Copertura completa: ogni esigenza dell’utente è soddisfatta, indipendentemente dal device utilizzato.
          • Massima adattabilità: il design si evolve insieme alle tecnologie, pronto a nuovi dispositivi e trend digitali.
          • Pronto per il futuro: l’User First anticipa le esigenze degli utenti e le evoluzioni tecnologiche, garantendo un’esperienza duratura.

          Progettazione centrata sull’utente: come farla, in pratica

          Nel Messy Middle, la fiducia gioca un ruolo decisivo.Per questo è fondamentale offrire contenuti che rafforzino la percezione di affidabilità e aiutino il cliente a sentirsi sicuro della sua scelta.

          • Le recensioni autentiche e visibili sono un potente elemento di rassicurazione
          • Le guide pratiche spiegano come usare o valorizzare al meglio il prodotto
          • Le comparazioni aiutano l’utente a orientarsi tra diverse soluzioni disponibili

          Integrare questi contenuti direttamente nella scheda o attraverso link interni favorisce la permanenza dell’utente sul sito e crea un percorso di approfondimento coerente.

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          Da oltre 25 anni affianchiamo PMI, professionisti e imprenditori che, come te, cercano soluzioni semplici, su misura e realmente efficaci. Ti aiutiamo a:

          • Progettare un’esperienza digitale che mette l’utente al centro, su ogni device.
          • Leggere e interpretare i dati giusti per ottimizzare conversioni e performance.
          • Automatizzare le azioni ripetitive, liberando tempo prezioso.
          • Personalizzare la comunicazione, per parlare davvero al tuo pubblico.
          • Avere un punto di riferimento affidabile per dubbi, aggiornamenti e sviluppo.

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              #12

              Come scrivere la scheda prodotto perfetta per vendere

              Se pensi che una scheda prodotto serva solo a elencare caratteristiche…stai perdendo vendite.

              Oggi, chi acquista online non cerca dettagli tecnici, cerca risposte, soluzioni, conferme.
              Come sottolinea Giorgio Taverniti, nell’era dell’AI-commerce le persone non vogliono solo sapere cosa fa un prodotto, ma perché dovrebbero sceglierlo.

              Ecco perché la scheda prodotto non può più essere un semplice elenco di feature. Deve diventare un racconto:

              • che attiva l’immaginazione
              • che risponde ai dubbi prima ancora che vengano posti
              • che crea fiducia e accende il desiderio

              Non si tratta di “vendere a tutti”, ma di parlare al cliente giusto nel momento in cui ha bisogno di te.

              È qui che entrano in gioco il copywriting strategico, la SEO e l’esperienza utente: il mix che trasforma una pagina qualsiasi in un vero motore di conversione.

              In questa guida ti accompagniamo passo passo per capire come scrivere una scheda prodotto che lavora per te.

              Iniziamo!

              Gli elementi chiave di una scheda prodotto efficace

              Se pensi che basti inserire una foto e due righe di descrizione per vendere online, fermati un attimo.
              La concorrenza è a un clic di distanza, la scheda prodotto non può essere un semplice riempitivo di catalogo.

              È la tua prima occasione per conquistare l’attenzione di un cliente, rispondere alle sue domande e convincerlo a fidarsi di te.

              Per questo serve un approccio strategico che unisca contenuti visivi, testo e user experience, capace di intercettare sia l’interesse umano che quello degli algoritmi di ricerca.
              Non basta “presentare” il prodotto: devi raccontarlo, renderlo desiderabile, fargli spazio nella testa (e nel carrello) del cliente.

              Ecco gli elementi che, secondo la nostra esperienza in Datacom, fanno davvero la differenza.

              1. Visual accattivanti e contestualizzati

              Una fotografia ben fatta non si limita a mostrare un oggetto. Racconta una storia, risolve un dubbio, accende il desiderio.

              Nell’e-commerce, dove manca la possibilità di toccare con mano, le immagini devono:

              • Catturare l’attenzione
              • Comunicare fiducia e professionalità
              • Stimolare l’immaginazione

              Ecco perché i visual devono essere:

              ✔️Di alta qualità
              Un’immagine sfocata o amatoriale comunica scarsa affidabilità. Al contrario, una foto professionale, curata nei dettagli e con risoluzione adeguata trasmette subito valore.

              ✔️Contestualizzati
              Non mostrare solo il prodotto su sfondo bianco. Inseriscilo nel suo ambiente naturale: una tazza su un tavolino, una lampada accesa su una scrivania, una borsa portata da una persona reale. Questo aiuta il cliente a visualizzarlo nel proprio quotidiano e fargli pregustare già l’esperienza che vivrà con il tuo prodotto.

              ✔️Dettagliati e interattivi
              Lo zoom o la possibilità di vedere le finiture, le cuciture, la texture dei materiali sono essenziali per chi compra online. Più dettagli dai, meno dubbi avrà il cliente.

              ✔️Personalizzabili tramite configuratori o simulazioni
              Se il prodotto lo consente, offrire un configuratore online o una simulazione interattiva può trasformare la visita in esperienza d’acquisto attiva. Dal colore alla misura, la possibilità di personalizzare crea coinvolgimento.

              ✔️Proiettati al futuro con l’AI generativa
              L’AI sta già cambiando il modo in cui i visual vengono realizzati e presentati. Dalla possibilità di simulare il prodotto indossato o ambientato, fino alla personalizzazione automatica delle immagini, le potenzialità sono enormi. Non solo per stupire, ma per rispondere meglio alle esigenze del cliente.

              2. Testi che parlano ai clienti (e a Google)

              Dietro ogni acquisto online c’è una domanda che il cliente si fa, anche senza rendersene conto:
              “Questo prodotto è davvero quello che fa per me?”

              Il compito del testo nella scheda prodotto è rispondere a questa domanda in modo chiaro, empatico e convincente.
              I testi devono anche parlare a Google, ovviamente, per aiutare il prodotto a farsi trovare nel momento in cui il cliente lo sta cercando.

              Ecco perché il copy di una scheda prodotto deve sempre avere due anime:

              1. Umana: per informare, coinvolgere e persuadere
              • Scrivi come se stessi parlando al tuo cliente ideale.
              • Usa un tono diretto, chiaro, senza tecnicismi superflui.
              • Anticipa le domande che si farebbe: a cosa serve? Come si usa? Cosa cambia nella sua vita se lo acquista?
              • Metti in primo piano i benefici reali, non solo le caratteristiche tecniche; è il tuo cliente ad essere il protagonista della storia!

              Non “Powerbank 10.000 mAh”, ma “Ricarica il tuo smartphone fino a 3 volte senza preoccuparti della batteria”

              • Comunica sempre trasparenza:
                ✔ Prezzo
                ✔ Tempi di spedizione
                ✔ Condizioni di reso
                ✔ Garanzia

              Rispondi a tutti i dubbi che potrebbero frenare l’acquisto.

              • Cura i dettagli di microcopy che guidano l’azione:

              “Aggiungi al carrello” — “Scopri tutti i dettagli” — “Ricevilo in 48 ore”

              1. SEO-friendly: per essere trovato su Google

              Usa la parola chiave principale nel titolo, nell’URL, nella meta description, nell’alt text delle immagini e nel corpo del testo.

              Struttura i contenuti in modo leggibile:
              ✔ Titoli e sottotitoli chiari
              ✔ Elenchi puntati
              ✔ Paragrafi brevi
              ✔ Grassetti sui concetti chiave

              Non cadere nella trappola del copia-incolla dai cataloghi dei fornitori:

              I testi duplicati non solo penalizzano il posizionamento SEO, ma spengono ogni possibilità di comunicare il valore unico della tua azienda.

              Ogni scheda prodotto è un’occasione di differenziazione, quindi sfruttala.

              Una scheda prodotto ben scritta non è mai un testo qualsiasi.

              È una vera e propria leva di marketing, capace di trasformare un visitatore in cliente e di alimentare la tua visibilità online giorno dopo giorno.

              SEO per schede prodotto: da "Messy Middle" a conversione

              Nel processo d’acquisto online, la scelta non è mai immediata né lineare.
              Oggi l’utente si muove dentro un flusso continuo di esplorazione e valutazione, il cosiddetto “Messy Middle”, in cui alterna ricerche, confronti, dubbi e momenti di “riflessione” prima di decidere.

              Il compito di una scheda prodotto ben fatta è proprio quello di accompagnare l’utente fuori da questa fase di incertezza, fornendo informazioni utili, risposte chiare e stimoli che lo aiutino a compiere il passo successivo.

              Ecco come puoi costruire schede prodotto che supportano davvero la decisione d’acquisto:

              Integrare FAQ che rispondano ai dubbi ricorrenti

              Ogni prodotto suscita domande tipiche che il cliente si pone prima di comprare, ad esempio:

              • È compatibile con…?
              • Come si usa?
              • Quanto dura?
              • Cosa succede se non va bene?

              Prevedere queste domande e offrire risposte immediate direttamente nella pagina permette di:

              • Sciogliere i dubbi prima che diventino ostacoli
              • Evitare che il cliente cerchi informazioni altrove
              • Ottimizzare la scheda per le ricerche a coda lunga su Google

              Una sezione FAQ integrata non è solo un plus per la customer experience, ma anche un ottimo strumento per arricchire la SEO della pagina.

              Offrire recensioni, guide e comparazioni

              Nel Messy Middle, la fiducia gioca un ruolo decisivo.Per questo è fondamentale offrire contenuti che rafforzino la percezione di affidabilità e aiutino il cliente a sentirsi sicuro della sua scelta.

              • Le recensioni autentiche e visibili sono un potente elemento di rassicurazione
              • Le guide pratiche spiegano come usare o valorizzare al meglio il prodotto
              • Le comparazioni aiutano l’utente a orientarsi tra diverse soluzioni disponibili

              Integrare questi contenuti direttamente nella scheda o attraverso link interni favorisce la permanenza dell’utente sul sito e crea un percorso di approfondimento coerente.

              Aggiornare e ottimizzare costantemente i contenuti SEO

              La SEO non è un’attività che si fa una volta e si dimentica.È un lavoro che deve evolversi insieme al tuo mercato e ai tuoi clienti.

              I comportamenti di ricerca? Cambiano continuamente. Quello che oggi funziona, domani potrebbe non bastare più.

              Le keyword? Si aggiornano, si spostano, salgono e scendono in base ai trend, alle stagioni o alle novità del settore.

              E la concorrenza? Non sta certo ferma. Anche i tuoi competitor migliorano i loro contenuti, investono in strategie SEO, si adattano al mercato.

              Ecco perché una scheda prodotto non può essere un contenuto “messo lì e siamo a posto”.
              Va monitorata, aggiornata, ottimizzata nel tempo.

              Perché è così che non solo rimani visibile, ma riesci davvero a giocarti le tue occasioni di vendita.

              Per questo, mantenere le schede prodotto aggiornate significa:

              • Monitorare le posizioni sui motori di ricerca
              • Rivedere intenti di ricerca, parole chiave e i testi in ottica di ottimizzazione continua
              • Ottimizzare periodicamente i meta tag, gli alt text delle immagini e la struttura della pagina
              • Analizzare i dati di traffico e comportamento degli utenti per capire cosa funziona

              Un contenuto aggiornato migliora il ranking e aumenta le possibilità di conversione perché rimane sempre pertinente rispetto alle esigenze reali dei tuoi clienti.

              Sfruttare l’AI per traduzioni, personalizzazioni e arricchimento dei contenuti

              Gestire un catalogo ampio, magari su più lingue o piattaforme, può essere una sfida importante per il tuo business.

              L’intelligenza artificiale oggi ci viene in aiuto e può supportarci per generare descrizioni personalizzate in base ai diversi target di pubblico, tradurre i testi, mantenendo coerenza di tono e stile. Arricchire le schede con contenuti aggiuntivi come consigli d’uso, pro e contro, suggerimenti di abbinamento

              Creare microcopy, FAQ e persino contenuti visuali con un approccio guidato dai dati.

              In Datacom vediamo ogni giorno come l’integrazione di questi strumenti permetta di migliorare la qualità percepita dei contenuti, velocizzare i tempi di lavorazione e rendere le schede prodotto più efficaci e competitive.

              Ma sappiamo bene che il vero salto di qualità arriva quando alla tecnologia si affiancano la creatività, l’esperienza e la sensibilità dei professionisti.
              Perché nessun algoritmo può sostituire la capacità di leggere tra le righe, di capire davvero cosa cerca il cliente, di trasformare una semplice descrizione in un racconto che emoziona e convince.

              È l’incontro tra tecnologia e intelligenza umana che accende la scintilla e rende le schede prodotto davvero capaci di fare la differenza.

              UX e contenuto: due facce della stessa medaglia

              Una scheda prodotto persuasiva non basta se è difficile da leggere o da navigare.

              La User Experience e il copy devono lavorare di pari passo per:

              • Facilitare la lettura (titoli chiari, bullet point, testi snelli)
              • Guidare l’utente (call to action evidenti, pulsanti ben visibili)
              • Creare un percorso fluido (da visita a interesse, da interesse a conversione)
              • Rendere semplice ogni azione (acquisto, richiesta info, condivisione)

              Un copy ben scritto su un sito poco usabile…non funziona.

              Le Best Practice per le tue schede prodotto

              Scrivi pensando alle tue buyer personas e alle loro reali esigenze

              Ogni parola è pensata per chi davvero può essere interessato ai tuoi prodotti. Parla la lingua del cliente ideale, anticipa le sue domande, rispondi ai suoi dubbi, metti in primo piano ciò che per lui conta davvero.

              Lavoriamo sulla SEO per intercettare le ricerche ad alto intento

              Usa le keyword giuste, quelle che intercettano chi sta cercando esattamente quello che offri, e costruisci contenuti che parlano a Google e ai clienti nello stesso momento.

              Combina copywriting, storytelling e strategia per aumentare la conversione

              Non limitarti a scrivere descrizioni: crea testi che raccontano, coinvolgono, fanno emergere i benefici e spingono all’azione. Perché ogni parola deve servire a portare il cliente un passo più vicino alla scelta. Del tuo prodotto ovviamente.

              Integra le schede prodotto nel funnel di vendita e nei tuoi obiettivi di business
              Ogni scheda è pensata per essere parte di un percorso: lead generation, vendita diretta o assistenza post-vendita. Niente è lasciato al caso, ogni contenuto lavora per sostenere i tuoi obiettivi concreti e generare valore.

              Tutto nel carrello: rendi le tue schede prodotto davvero efficaci

              Una buona scheda prodotto non nasce per caso.
              È il frutto di analisi dei dati, studio del comportamento dei clienti e attenzione costante alle evoluzioni SEO, UX e del mercato.

              Ma soprattutto, nasce da una strategia data driven che trasforma i numeri in azioni concrete, i contenuti in traffico qualificato e le visite in vendite reali.

              Se vuoi che le tue schede prodotto lavorino davvero per te, generando traffico, fiducia e conversioni, facciamo una chiacchierata.

              📞 +39 0565 853948 | Numero Verde 800.943.486 | 📩 info@datacominformatica.it

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                  Marketing data driven: il segreto per decisioni strategiche

                  Nel mondo del marketing se ne parla ovunque: l’importanza dei dati, il potere dei dati. I dati sono il nuovo petrolio e devi farne tesoro per costruire una strategia efficace per il tuo business.

                  Ma se questi benedetti dati non sai come interpretarli, ti serve a poco avere mille strumenti per raccoglierli.

                  Quindi nel nostro approfondimento, facciamo un recap sull’importanza di avere una strategia di marketing data driven, come approcciarsi ai dati e sfruttarli per prendere decisioni consapevoli.

                  Marketing data driven: una storia italiana

                  Nel 2025, non può esistere digitalizzazione senza una Data Strategy. Le imprese italiane sono chiamate a fare un balzo in avanti: come dicevamo, dalla semplice raccolta dati, occorre passare alla loro analisi strutturata, fino alla piena integrazione nei processi decisionali.

                  Secondo una recente indagine pubblicata sul Sole24Ore, il settore del Data Management & Analytics si conferma tra i più vivaci del panorama tecnologico italiano. 

                  Nel 2024 ha raggiunto un valore di 3,42 miliardi di euro, segnando una crescita del 20% rispetto all’anno precedente. E tutto lascia intendere che questo slancio continuerà nei prossimi mesi.

                  La situazione legata all’uso dei dati, però, è a macchia di leopardo. 

                  Solo il 23% delle grandi aziende ha raggiunto un buon livello nella gestione e nell’analisi dei dati. All’estremo opposto, c’è un 11% che è praticamente fermo al palo, con processi poco chiari o addirittura inesistenti.

                  Se guardiamo alle piccole e medie imprese, il quadro si fa ancora più critico: ben il 79% si limita a consultare dati descrittivi, senza strumenti avanzati o una strategia strutturata alle spalle.

                  Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, i problemi più frequenti sono:

                  • difficoltà a far dialogare le diverse fonti di dati,

                  • scarsa affidabilità e precisione delle informazioni,

                  • poche persone formate internamente per gestirle,

                  • mancanza di una guida chiara (la cosiddetta governance).

                  Eppure, oggi più che mai, saper leggere e usare i propri dati può diventare un vantaggio competitivo vero.

                  Non serve essere una multinazionale per cominciare: basta iniziare a costruire una cultura data driven, fatta di strumenti giusti e scelte consapevoli.

                  Vediamo quindi come farlo in modo concreto e, soprattutto, adatto alla tua realtà.

                   

                  1. Definire obiettivi concreti

                  La prima cosa da fare è decidere cosa vuoi ottenere per la tua crescita, con precisione. Non “più clienti”, ma ad esempio:
                  • Aumentare del 15% i contatti qualificati in 6 mesi.
                  • Ridurre del 25% il tasso di abbandono carrello.
                  • Incrementare del 10% le vendite dirette rispetto al mese precedente.
                  Questi sono obiettivi misurabili, che permettono di valutare se la tua strategia sta davvero funzionando.
                  Si parla di obiettivi SMART: un acronimo che significa Specific, Measurable, Achievable, Relevant, Time-based.
                  Gli obiettivi devono essere specifici, misurabili, temporalmente definiti e pertinenti alla strategia di marketing nel suo complesso.

                   

                  2. Raccogliere i dati rilevanti

                  Ogni impresa genera dati: dal sito web alle interazioni social, dalle richieste commerciali ai preventivi. La chiave è sapere quali tenere sotto controllo e come leggerli.

                  I dati che contano sono diversi a seconda dei tuoi obiettivi, ma possiamo dividerli in alcune importanti macro-categorie, tra quantitativi e qualitativi. Sono quelli che ti aiutano a:

                  capire i comportamenti dei tuoi clienti: cosa cercano, quando lo cercano, da dove arrivano e perché scelgono proprio te (o perché non lo fanno). Avere queste informazioni ti consente di creare offerte più rilevanti, esperienze più coinvolgenti e una comunicazione che parla davvero la loro lingua.

                  misurare il rendimento delle tue attività di marketing: grazie ai dati puoi capire quali campagne portano risultati, quali canali funzionano meglio, dove stai spendendo troppo (o troppo poco). Questo ti permette di ottimizzare il budget e prendere decisioni basate sui numeri, non sulle sensazioni.

                  individuare trend e abitudini d’acquisto: riconoscere schemi ricorrenti nei comportamenti dei clienti ti dà un grande vantaggio: puoi anticipare i bisogni, preparare promozioni mirate, adattare l’offerta prima che lo facciano gli altri. Se sei consapevole di dove sta andando il tuo pubblico puoi tenere il passo.

                  Con strumenti come CRM, Google Analytics, report da campagne ADV o software gestionali, puoi centralizzare queste informazioni e cominciare a costruire la tua strategia.

                   

                  3. Pulire i dati

                  Raccogliere dati rilevanti è essenziale, ma vanno anche raffinati per avere un supporto affidabile. Per ottenere indicazioni davvero utili, serve fare pulizia. I tuoi dati possono arrivare da fonti molto diverse come CRM, ERP, social, e-commerce e possono presentarsi con duplicati o incongruenze. Ma non solo, occorre anche poi mettere in connessione i diversi dati, farli “dialogare” tra loro.

                  Ecco perché è fondamentale “raffinarli”, proprio come si fa con una materia prima preziosa: solo così diventano coerenti e pronti per essere davvero utili alle tue analisi. Altrimenti rischi di prendere decisioni basate su informazioni distortee sappiamo bene che, nel business, gli errori si pagano.

                   

                  4. Analizzare (senza perdersi)

                  Ora che hai raccolto e raffinato i dati, lo step successivo è analizzarli e interpretarli.

                  Uno degli strumenti più utili per capire i comportamenti dei tuoi clienti è l’analisi cluster. In poche parole, questa tecnica raggruppa i dati in insiemi con caratteristiche simili.

                  È come mettere ordine in un grande cassetto: individui gruppi omogenei (i “cluster”), e capisci subito chi compra spesso, chi torna solo in certi periodi, chi ha abitudini ricorrenti.

                  Queste informazioni ti aiutano a fare scelte molto più mirate: puoi creare offerte personalizzate, segmentare le comunicazioni, ottimizzare i budget marketing.

                  In Datacom, usiamo strumenti avanzati per supportarti proprio in questo passaggio: trasformare i tuoi dati in insight chiari e utilizzabili. Perché il vero valore non è solo “avere” i dati, ma capire cosa ti stanno raccontando.

                  5. Automatizzare dove possibile

                  I dati servono anche per snellire il tuo lavoro quotidiano. Con una strategia data driven puoi automatizzare in modo davvero intelligente:

                  • Invio di newsletter o e-mail personalizzate
                  • Notifiche di follow-up ai clienti
                  • Reminder interni su KPI da monitorare
                  • Segmentazione dei contatti per campagne mirate

                  E ciò significameno errori, meno sprechi, più tempo per il lavoro strategico, quello che ti fa crescere davvero.

                  6. Monitorare e migliorare

                  Una strategia data drivennon è statica. Ti permette di sperimentare, correggere, ottimizzare. Di capire che magari quella promozione che “sembrava ottima” ha funzionato solo per un certo tipo di cliente, in un certo periodo.

                  E così decidi meglio la prossima volta.

                  Non esistono idee geniali, ma solo idee che funzionano per la tua azienda.

                  Esempi pratici per sfruttare i dati e far crescere il tuo business

                  Vediamo alcuni casi di applicazione e dei suggerimenti sulle azioni da intraprendere. Sono punti di partenza ovviamente, non verità assolute, ma possono esserti utili.

                  Hai un’impresa che lavora su commessa

                  • Confronta i dati su tempo di risposta ai preventivi e tasso di chiusura.
                  • Scopri quali clienti sono più redditizi nel lungo periodo.
                  • Automatizza le comunicazioni post-vendita per aumentare la fidelizzazione.

                  Hai un’e-commerce che vende prodotti artigianali

                  • Analizza da quali canali arrivano più acquisti.
                  • Segmenta la clientela in base agli interessi e crea campagne mirate.
                  • Monitora le performance delle promozioni, per capire cosa replicare.

                  Hai un’azienda di servizi B2B

                  • Usa il CRM per tracciare il ciclo di vita del cliente.

                  • Costruisci una reportistica semplice per monitorare i costi di acquisizione.

                  • Testa contenuti diversi (A/B test) per migliorare il tasso di apertura delle mail.

                   

                  Botta e risposta per una strategia di marketing data driven coi fiocchi

                  “Non ho tempo di seguire dashboard e report”

                  Con le giuste automazioni e il supporto di un partner, bastano pochi, ma buoniKPI (indicatori chiave) per tenere tutto sotto controllo. E quando li usi, ne guadagni in chiarezza e tempo.

                  “Non so da dove iniziare”

                  È normale. Per questo non serve partire da tutto, ma da una singola azione: ad esempio, analizzare i dati delle richieste dal tuo sito o della tua campagna più recente. Da lì, si comincia.

                  “Quanto mi costa?”

                  Quanto ti costa non sapere cosa funziona e cosa no? Se oggi spendi 1000 € in ADS che non convertono, stai già perdendo soldi. Il marketing data driven cerca di ottimizzare ogni euro.

                  Datacom ti affianca con una strategia data driven (e human driven)

                  Lavoriamo da oltre 25 anni al fianco di PMI, professionisti e imprenditori che come te cercano soluzioni semplici e su misura.
                  Ti aiutiamo a:

                  Costruire una strategia marketing basata su obiettivi chiari.

                  Leggere e interpretare i dati giusti.

                  Automatizzare le azioni che ti fanno perdere tempo.

                  Personalizzare la comunicazione, per parlare davvero al tuo pubblico.

                  Avere un punto di riferimento sempre disponibile per dubbi, aggiornamenti e sviluppo.

                  Ti offriamo una relazione, un metodo e una guida affidabile.

                  Vuoi fare il primo passo?

                  Scrivici per una call gratuita: analizziamo insieme il tuo attuale approccio marketing e ti diciamo da dove potresti cominciare.

                  Chiamaci allo 0565.853948
                  Oppure compila il form qui sotto.

                  Con Datacom, il tuo marketing è human driven.

                  Fonti:

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                      Come far apparire la tua attività su Google Maps e farti trovare

                      La tua azienda è bellissima, i tuoi prodotti utili, le tue risorse umane sono felici di lavorare con te, ma se nessuno lo sa, è come se non esistessi.

                      E oggi esistere nel mercato significa essere visibili su Google, non c’è altra strada. Anche se il tuo lavoro è ben radicato sul territorio e ti rivolgi a un pubblico locale, la prima ricerca spesso parte da lì: da Google. E se non appari nei risultati o nella mappa, chi ha bisogno dei tuoi prodotti o servizi finirà per scegliere un concorrente.

                      In questa guida ti spieghiamo passo dopo passo come inserire e ottimizzare la tua attività su Google Maps, sfruttando strumenti gratuiti e strategie efficaci per aumentare la visibilità e attirare nuovi clienti.

                      Google Maps: un po’ di contesto

                      Google Maps quest’anno compie 20 anni! Nasce nel 2005 e oggiè uno degli strumenti digitali più utilizzati al mondo: è una piattaforma per orientarsi, ma anche un vero e proprio punto di incontro tra persone e attività locali, un luogo dove si cercano servizi, si leggono recensioni, si scoprono negozi, studi professionali, artigiani e imprese di ogni tipo.

                      In poche parole, è uno spazio dove si prendono decisioni. Decisioni prese da 2 miliardi di persone in tutto il mondo1, ogni mese.

                      Google My Business: cos’è

                      Google Business Profile, che forse conosci ancora come Google My Business, è uno strumento gratuito messo a disposizione da Google per tutte le attività locali. Serve per creare una scheda informativa della tua attività, che comparirà nei risultati di ricerca e su Google Maps.


                      Si tratta di una vera e propria vetrina digitale. Qui puoi raccontare chi sei, dove ti trovi, quali servizi offri e in che orari sei disponibile. Puoi caricare foto, rispondere alle recensioni dei clienti, pubblicare aggiornamenti e mostrare la tua unicità.
                      Tutto in uno spazio pensato per farti trovare facilmente da chi sta cercando un’attività come la tua nella zona in cui lavori.

                      Due dati interessanti:

                      • • il 76% delle persone che fanno una ricerca locale sul proprio smartphone visitano un luogo fisico entro 24 ore;
                      •  il 28% di queste ricerche si traduce in un acquisto.2

                      Quindi la domanda nasce spontanea.

                      Come apparire su Google Maps?

                      Il primo passo è capire se la tua attività ha già una scheda esistente. Google, nel tempo, ha infatti creato automaticamente molte schede basandosi su dati pubblici. Se la tua attività è già presente ma non gestita da te, puoi rivendicarla con un semplice clic su “Sei il proprietario di questa attività?” e seguire la procedura di verifica.

                      Se invece devi creare una nuova scheda, ti basta accedere a Google Business Profile, accedere con un account Google e inserire tutte le informazioni richieste:

                      • nome dell’attività
                      • indirizzo
                      • contatti
                      • categoria merceologica
                      • orari
                      • sito web

                      Dopo aver completato l’inserimento, ti verrà richiesto di verificare la proprietà della scheda. Puoi farlo in vari modi, tra cui tramite cartolina postale, chiamata, SMS, verifica via e-mail, videochiamata in direttao registrazione video.

                      Una volta verificata la tua attività, sarà necessario aspettare da qualche giorno, fino ad alcune settimane per essere presente su Google Maps. Ma non è ancora finita: per distinguerti, la scheda deve essere completa, aggiornata e ottimizzata.

                      Come ottimizzare la tua scheda su Google Maps​

                      Essere presenti su Google Maps è un primo passo importante. Ma per ottenere risultati concreti, è fondamentale curare ogni dettaglio della tua scheda. Una scheda completa, aggiornata e ben strutturata trasmette affidabilità, migliora la visibilità e aiuta i clienti a trovarti e sceglierti con più facilità. Vediamo gli aspetti chiave da considerare.

                      Inserisci tutte le informazioni principali

                      Inizia dalle basi: nome dell’attività, indirizzo completo, numero di telefono, sito web e orari di apertura. Sono dati che guidano l’utente e rafforzano la tua credibilità. Più dai info precise, più sarà facile per le persone (e per Google) capire chi sei e cosa offri.

                      Scegli con attenzione la categoria

                      La categoria principale aiuta Google a posizionarti nelle ricerche giuste. Le categorie sono fondamentali per descrivere il tuo settore di attività e far capire subito agli utenti di cosa si occupa la tua azienda. Puoi scegliere una categoria principale e delle secondarie. Usa il buon senso, seleziona solo ciò che è davvero rilevante per la tua attività!

                      Aggiorna gli orari

                      Segnalare gli orari di apertura aiuta gli utenti a sapere quando possono trovarti. Ricordati sempre di aggiornare le informazioni se ad esempio chiudi per ferie o per le festività.

                      Rispondi alle recensioni, sempre

                      Ogni recensione è un’occasione per costruire relazione e fiducia. Ringrazia chi lascia commenti positivi, ma accogli con attenzione anche quelli meno entusiasti. Una risposta professionale e cortese, anche a una critica, mostra cura, serietà e apertura al dialogo. Google lo nota. E i clienti anche.

                      Raccontati con immagini e video

                      Le immagini contano. Carica foto nitide e recenti della tua attività, del team, della sede e dei servizi più utili o dei tuoi prodotti. Se puoi, aggiungi anche brevi video: mostrano come funziona un servizio, aiutano a chiarire dubbi e rendono il tutto più umano e accessibile.

                      Descrivi i prodotti disponibili

                      Hai la possibilità di aggiungere l’elenco dei prodotti? Sfruttala. Inserisci tutto ciò che i clienti possono trovare. Le descrizioni aiutano chi cerca una risposta rapida a trovare subito ciò che gli serve.

                      Rispondi alle domande degli utenti

                      Google ti offre una sezione dedicata alle “Domande e Risposte”: puoi anticipare i dubbi più frequenti, dare informazioni chiare e pratiche, mostrare disponibilità. È un altro spazio dove dimostrare che ci sei, ascolti e ti prendi cura delle persone. Questo non è affatto scontato, anche se ormai gli utenti se lo aspettano e sono sempre più esigenti. E per te è un’occasione per distinguerti positivamente dai tuoi concorrenti.

                      SEO locale: come comparire in alto nei risultati

                      Avere una scheda è solo il primo passo. Il secondo è posizionarsi bene, cioè, comparire nei primi risultati di Google quando qualcuno cerca un’attività come la tua.

                      Per farlo, serve una strategia di SEO locale. Significa, in parole semplici, aiutare Google a capire chi sei, cosa offri e perché dovresti essere mostrato prima degli altri.

                      La coerenza dei dati (indirizzo, telefono, orari) tra scheda, sito web e altri canali è fondamentale. Ma è altrettanto importante usare le parole chiave giuste nella descrizione, ottenere recensioni regolari e aggiornare la scheda con contenuti freschi e pertinenti.

                      In una zona ad alta concorrenza, questi dettagli possono fare la differenza tra essere visibile o sparire nei risultati.

                      Perché la mia attività non compare su Google Maps?

                      Se non riesci a trovare la tua attività su Google Maps, potrebbe esserci un errore nella verifica o nelle informazioni inserite. A volte capita di selezionare una categoria sbagliata o di lasciare qualche campo incompleto. Altre volte, il problema può derivare da concorrenza molto alta nella tua zona o da penalizzazioni dovute a comportamenti non conformi alle linee guida di Google.
                      In questi casi, il nostro consiglio è di rivedere con attenzione ogni dettaglio della scheda. E se hai dubbi, chiedere aiuto a chi si occupa di queste cose ogni giorno, come il nostro team.

                      Vuoi risultati immediati? Prova le campagne local di Google Ads

                      Se hai bisogno di visibilità in tempi rapidi, Google ti offre anche la possibilità di attivare campagne pubblicitarie localizzate. Con le cosiddette Google ADSLocal Campaigns, puoi comparire in evidenza su Google Maps e nei risultati di ricerca quando qualcuno cerca una parola chiave legata alla tua attività nella tua zona.

                      Questo tipo di pubblicità è particolarmente efficace per promuovere aperture, offerte speciali o periodi dell’anno in cui vuoi attirare più persone.

                      L’investimento è modulabile in base al tuo budget e i risultati sono tracciabili in tempo reale.

                      Google Maps Insights

                      Google Maps è il re delle ricerche locali: una popolarità di livello mondiale. Questi gli insights che ci portiamo a casa dal 2024.


                      • Ogni mese oltre 1 miliardo di utenti si affidano a Google Maps.
                      • Sono elencate oltre 150 milioni di attività commerciali locali.
                      • Google Maps è l’app di navigazione preferita dal 67% degli utenti da smartphone. È stata l’app di navigazione più scaricata negli Stati Uniti nel 2023, con 21,1 milioni di download.
                      • È lo strumento principe per la ricerca locale per chi desidera trovare un’attività “vicino a me”.
                      • Il 40% delle ricerche su Google ha un intento locale, il che sottolinea il ruolo di Google Maps nella local SEO.3

                      Vuoi far apparire la tua attività su Google Maps e farti trovare dai tuoi clienti?

                      Noi di Datacom lavoriamo da oltre 25 anni a fianco dei business ambiziosi.
                      Sappiamo quanto tempo e cura richieda la gestione quotidiana del tuo lavoro, e proprio per questo possiamo aiutarti a costruire una presenza online senza sprechi di tempo o risorse.
                      L’importante non è essere ovunque solo perché va di moda, ma esserci dove serve e scegliere i giusti asset digitali più in linea con il tuo business e i tuoi clienti.
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                      Fonti
                      1. https://www.repubblica.it/tecnologia/2025/02/07/news/google_maps_venti_anni_anniversario_storia_mappe-423988245/
                      2. https://www.thinkwithgoogle.com/consumer-insights/consumer-trends/local-search-conversion-statistics/
                      3. https://www.loopexdigital.com/blog/google-maps-statistics

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